Partite IVA, raddoppiate le tasse ad aprile: il Governo ti ha escluso dai vantaggi e devi pagare anche per gli altri

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Partita iva – moralizzatore.it

Aprile si preannuncia come un mese di fuoco per le partite IVA italiane, chiamate a un doppio sforzo fiscale che rischia di mettere a dura prova la loro tenuta economica.

Mentre il Governo continua a sbandierare misure di sostegno e agevolazioni per diverse categorie di contribuenti, una fetta consistente del mondo del lavoro autonomo si trova improvvisamente esclusa dai benefici.

Questo improvviso aggravio fiscale non solo mina la fiducia di chi ha scelto di mettersi in proprio, ma solleva anche dubbi sulla reale equità del sistema tributario italiano.

Il peso delle imposte, già gravoso in tempi normali, diventa insostenibile quando si somma all’incertezza del mercato e alle difficoltà di accesso al credito.

Le partite IVA si trovano a dover affrontare una sfida sempre più ardua, con il rischio di vedere vanificati anni di sacrifici e investimenti.

Niente più vantaggi

Il recente rimescolamento delle carte da parte del Consiglio dei Ministri, con la proroga al 30 settembre 2025 del termine per aderire al concordato preventivo biennale, ha portato con sé una novità che non mancherà di suscitare malumori: l’esclusione dei forfettari dal suddetto concordato a partire dal 2025. Una decisione motivata dalla scarsa adesione registrata nel 2024 e dalle pressioni delle associazioni di categoria, che consideravano la durata annuale dell’adesione per i forfettari un fattore di scarsa attrattiva. La proroga di due mesi, dal 31 luglio al 30 settembre, è stata accolta con favore dai commercialisti, che temevano il consueto ingorgo di scadenze estive. Tuttavia, questa dilazione non compensa l’amarezza per l’esclusione dal concordato.

Tra le altre novità, si segnala una stretta sulle scadenze delle Certificazioni Uniche per i lavoratori autonomi, che dal 2026 dovranno essere inviate all’Agenzia delle Entrate entro il 30 aprile, senza possibilità di deroghe. L’imposta sostitutiva per chi aderisce al concordato preventivo biennale diventa più onerosa per chi supera determinate soglie di reddito, con un’aliquota del 43% per gli Irpef e del 24% per gli Ires per la parte eccedente gli 85 mila euro rispetto all’anno precedente. Il recinto delle esclusioni dal concordato si allarga, coinvolgendo i professionisti che dichiarano redditi da lavoro autonomo ma fanno parte di società tra professionisti, associazioni professionali o società tra avvocati, a meno che l’intero gruppo non aderisca al concordato.

Tasse da pagare a febbraio
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Le novità non finiscono qui

Sono state introdotte nuove cause di cessazione, come l’uscita di un socio o l’esclusione della società dal regime. Il decreto ha inoltre stabilito paletti più stringenti sui conferimenti, bloccando il concordato solo in caso di passaggio di un’azienda o di un suo ramo.

Sul fronte delle sanzioni, si segnalano modifiche sui diritti di confine e sulle locazioni, con un inasprimento delle multe per la mancata registrazione dei contratti. Infine, la conciliazione giudiziale per i ricorsi in Cassazione diventa più accessibile anche per i vecchi contenziosi.