Dramma pensioni, revocati i pagamenti già da aprile: i superstiti rischiano di perdere anche la casa

Ad aprile niente pagamenti, non c’è scampo per le pensioni perché non c’è mai fine al peggio: tra le complicazioni puoi perdere la casa.
La questione pensionistica torna a far tremare tutto il Paese con degli sviluppi che rischiano di creare panico per migliaia di famiglie.
A partire da aprile i pagamenti pensionistici sono stati revocati, mettendo in difficoltà molti superstiti che ora temono di perdere anche la propria abitazione.
Molti anziani si sono ritrovati senza alcun preavviso privati della loro unica fonte di reddito, non sanno come fare a pagare l’affitto o il mutuo.
Ci si ritrova senza nulla. L’interruzione dei pagamenti ha naturalmente provato proteste per un provvedimento ingiusto e inaccettabile che colpisce i più deboli.
La revoca, povertà e rischio di sfratto
Per molte famiglie, la pensione rappresenta l’unica entrata economica. Il blocco dei pagamenti mette a rischio non solo la loro sopravvivenza quotidiana, ma anche la possibilità di mantenere una casa, per gli affitti non pagati e le rate del mutuo in sospeso potrebbero portare a una serie di sfratti, aumentando ulteriormente l’emergenza abitativa nel Paese.
Di certo, la vicenda ha già messo in evidenza le fragilità di un sistema pensionistico che necessita di riforme profonde per garantire maggiore sicurezza ai cittadini più vulnerabili. Questa ulteriore batosta fa sprofondare gli anziani in una profonda solitudine, che può avere conseguenze non solo materiali, ma anche a livello mentale e fisico.

Ad aprile niente pensione
Molti ad aprile si ritroveranno senza pensione. In particolare, l’ordinanza n. 14287/2024 della Corte di Cassazione ha stabilito che la pensione di reversibilità non può essere trasferita oltre il primo beneficiario. Ciò significa che, alla morte del titolare della pensione di reversibilità, questa non può essere ulteriormente attribuita ai suoi superstiti. La pensione di reversibilità è una prestazione economica erogata dall’INPS ai familiari superstiti di un pensionato o assicurato deceduto e rappresenta una percentuale della pensione che il defunto percepiva o avrebbe percepito al momento del decesso.
Tra i principali beneficiari della pensione di reversibilità ci sono, il coniuge superstite che ha diritto al 60% della pensione del defunto, mentre per il coniuge con un figlio l’importo sale all’80%. Con due o più figli, si sale al 100%. Anche il figlio unico superstite (minore, studente o inabile) ha diritto al 70% della pensione. Se si tratta di due figli senza coniuge, spetta l’80% della pensione, fino a tre o più figli senza coniuge che hanno diritto al 100% della pensione. In assenza di coniuge e figli, i genitori inabili e a carico del defunto, nonché fratelli e sorelle inabili e a carico, possono beneficiare del 15% ciascuno. Per ottenere la pensione di reversibilità, è necessario che il defunto abbia maturato specifici requisiti contributivi. Inoltre, il coniuge superstite perde il diritto alla pensione in caso di nuove nozze.