NASpI bloccata: ad aprile devi restituire 4.200€ allo Stato | L’errore sulle ore lo paghi tu con gli interessi

naspi (fonte web) - moralizzatore.it
naspi (fonte web) – moralizzatore.it

La NASpI, un sostegno cruciale per chi ha perso il lavoro, si sta per trasformare in un incubo finanziario per molti.

Un errore, una discrepanza nelle ore lavorative dichiarate, scatena una reazione a catena che porta a richieste di restituzione di somme ingenti fino a 4.200 euro.

L’incubo si materializza ad aprile, quando l’Agenzia delle Entrate bussa alla porta, esigendo la restituzione immediata del maltolto, maggiorato degli interessi.

L’errore, spesso commesso in buona fede, si trasforma in un boomerang finanziario, colpendo duramente chi già si trova in difficoltà.

La burocrazia, implacabile, non ammette scusanti e il peso della restituzione grava sulle spalle di chi ha già perso il lavoro.

Quello che devi sapere

La compatibilità tra il contratto di lavoro a chiamata e l’indennità NASpI rappresenta una questione cruciale per chi percepisce il sussidio di disoccupazione e si trova di fronte a un’opportunità di lavoro intermittente. La risposta, in linea generale, è affermativa, ma subordinata al rispetto di specifici requisiti e obblighi di comunicazione. Il contratto di lavoro a chiamata, noto anche come lavoro intermittente o job on call, si caratterizza per la disponibilità del lavoratore a svolgere prestazioni su richiesta del datore di lavoro, in modo discontinuo. Pertanto, un beneficiario della NASpI può accettare tale impiego senza perdere il diritto al sussidio, purché siano rispettate determinate condizioni di reddito e comunicazione.

La compatibilità tra NASpI e contratto a chiamata dipende dalla tipologia di contratto: se il lavoratore è tenuto a rispondere obbligatoriamente alla chiamata, salvo giustificati motivi, e percepisce l’indennità di disponibilità, può mantenere la NASpI a condizione che il reddito annuo derivante dal lavoro non superi gli 8.500 euro. In tal caso, è fondamentale comunicare all’INPS il reddito annuo presunto entro 30 giorni dall’inizio dell’attività, utilizzando il servizio NASpI-COM. L’importo della NASpI sarà quindi ridotto dell’80% del reddito previsto. Se, invece, il lavoratore non è obbligato a rispondere alla chiamata, l’erogazione della NASpI sarà sospesa solo per i giorni di effettiva prestazione lavorativa, riprendendo nei periodi di inattività.

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Lavoratore disperato (freepik) – moralizzatore.it

Devi restituire tutto allo Stato

Oltre al contratto a chiamata, la NASpI è compatibile con altre forme di lavoro, purché il reddito annuo non superi determinati limiti: lavoro subordinato a tempo determinato o indeterminato (8.500 euro), lavoro autonomo (4.800 euro lordi), lavoro occasionale (5.000 euro) e attività d’impresa marginale o non prevalente (5.500 euro). In ogni caso, la comunicazione all’INPS del reddito percepito e di eventuali variazioni della condizione lavorativa è un obbligo imprescindibile per mantenere il diritto all’indennità.

È bene tenere presente che, in caso di mancata o errata comunicazione dei redditi, l’INPS potrebbe richiedere la restituzione delle somme indebitamente percepite, maggiorate degli interessi. Pertanto, è necessario prestare la massima attenzione agli obblighi di comunicazione e rispettare i limiti di reddito previsti dalla normativa per evitare sanzioni e restituzioni onerose.